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Proponiamo all’attenzione di tutte/i questo appello firmato da alcuni intellettuali e attivisti europei e non solo per denunciare il clima  di crescente intimidazione e repressione presente in Italia e in Europa. Clamoroso è il caso della lotta in Val di Susa, dove attualmente quattro giovani sono sottoposti a un regime carcerario di isolamento, accusati di “terrorismo”, e 54 persone si trovano sotto processo per aver manifestato,  in forme diverse, il loro dissenso contro il proseguo dei lavori per l’Alta Velocità  a cui da venti anni si oppongono le comunità della zona. Non basta: altri episodi diffusi di repressione del dissenso e del diritto a manifestare ci allarmano grandemente.

Promotori di tale iniziativa sono gli iscritti alla lista Effimera, variegata realtà di ricerca e di pensiero internazionale, nata dopo l’esperienza di UniNomade 2.0. Chiediamo a tutti coloro che hanno a cuore la libertà di espressione e di critica di appoggiare questa presa di parola che ha lo scopo di ribadire il diritto all’autodeterminazione dei corpi e dei territori al di fuori delle imposizioni e delle logiche del capitalismo finanziario contemporaneo.

Per firmare: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Segue l’appello in italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo con l’elenco dei primi firmatari.

* * * * *

Foucault, in una lezione tenuta nel 1978 al Collège de France, scrive che oggi l’arte del governare “ha per bersaglio la popolazione, per forma principale di sapere l’economia politica, per strumenti tecnici essenziali
i dispositivi di sicurezza”. Se questo è il piano dentro il quale ci muoviamo, oggi stiamo assistendo ad un salto di qualità dei dispositivi di sicurezza. Osserviamo una complessiva e sottile involuzione autoritaria della società italiana ed europea, dove il conflitto viene patologizzato e interiorizzato e vige la repressione di ogni politica affermativa e di ogni pratica di autonoma gestione di corpi, relazioni, territori. In particolare, ci allarma e ci preoccupa il clima di controllo di un neocapitalismo particolarmente violento nei confronti degli attivisti del movimento No Tav in Val di Susa. Quattro giovani, Claudio, Chiara, Mattia e Niccolò, sono da dicembre in carcere accusati di terrorismo. Altri 54 attivisti No Tav sono sotto processo per i fatti relativi alle manifestazioni del 27/6 e del 3/7/2011, attualmente in corso presso la IV Sezione del Tribunale di Torino, in condizioni in cui, come denunciato pubblicamente dagli avvocati della difesa, si consta “l’oggettiva impossibilità di garantire, nelle attuali condizioni, un sereno e concreto esercizio del diritto di difesa”.

Anche in altre città italiane (Bologna, Milano, Padova, Roma, Treviso, Napoli) negli ultimi mesi sono state emesse ordinanze di “divieto di dimora”, “arresti domiciliari”, “obblighi di firma” destinati a coloro che, più di altri, hanno manifestato dissenso politico.

Noi vediamo nell’esplicarsi di tali durezze fuori misura, il volto di un potere che ha cambiato natura: lontano e dittatoriale, repressivo e dunque “esterno” rispetto alle culture, ai corpi, ai volti, ma contemporaneamente vicino e “intimo”, capace di effettuare un’integrale cattura dell’anima, reclamando di volerla orientare attraverso dispositivi ambientali ed economici che favoriscono l’adesione alla “norma” oppure, viceversa, pronto a espellere, imprigionare, scartare qualsiasi elemento che alla “norma” non voglia adeguarsi.

Un’intera valle e tutta la sua popolazione da quasi venti anni resistono al destino stabilito dalle logiche dello sfruttamento intensivo neoliberista, sordo a ogni desiderio, insensibile ai bisogni della vita e al rispetto dell’ambiente, interessato solo alla razionalizzazione capitalistica dell’esistenza, al calcolo di investimenti in grandi opere inutili ed irragionevoli che debbono essere il più possibile soltanto una fonte di denaro. Di fronte alla fermezza con cui la decisione unilaterale sulla sorte della Val di Susa viene da decenni presentata come una funzione che sottomette tutti i comportamenti agli interessi economici, le comunità hanno messo in gioco i propri corpi, diventando un modello di testarda resistenza alle ragioni del capitalismo-finanziario per il Paese nella sua interezza e anche oltre i confini nazionali. Siamo in presenza di regole oscene che autorizzano a imprigionare quattro ragazzi poiché “l’azione terroristica è idonea ad arrecare danno d’immagine all’Italia” e, aspetto particolarmente significativo, siamo di fronte alla pubblica rivendicazione del lato indecente di questa repressione, con la complicità dei principali media e di buona parte del milieu intellettuale italiano (con poche, ma significative, eccezioni).

Per queste ragioni noi firmando chiediamo l’immediata liberazione degli attivisti imprigionati dietro accuse strumentali e gigantesche. Pensiamo che la moltitudine che si solleva in Val di Susa trasgredisca solo la logica imperante del “capitale umano”. Questi giovani mettono in gioco le proprie vite, rifiutando l’idea della libertà come libera accettazione di una scelta obbligata; hanno sottratto la propria libertà al calcolo, per affidarla alla manifestazione di un’idea.

Non c’è politica che non cominci da lampi come questi, vogliamo ricordarlo. Essi sono i lampi dell’intelligenza e del coraggio imprendibile dell’umanità, gli unici capaci di far tremare la presunta solidità del biopotere contemporaneo. Noi dunque pensiamo che l’avvenire della politica stia nella fedeltà a questi lampi cui chiunque può partecipare, purché sia disposto a mettere davvero in gioco se stesso.

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[english version]

We would like to bring to your attention the following appeal, which has been gathering signatures of intellectuals and activists in Europe and elsewhere. It denounces the growing climate of intimidation and repression of political movements in Italy and in Europe. Particularly striking is the case of the Val di Susa (Piedmont, Italy) campaign against the new TAV (High Speed Train) development. At this time four young activists are subjected to a regime of isolation prison, under an accusation of “terrorism”, and 54 people are on trial for having demonstrated , in different forms, their dissent against the forced imposition of anti-environmental projects such as the TAV. This is just one example. Other episodes of widespread repression of political dissent give reason for serious alarm.

The promoters of this initiative are subscribers to the “Effimera” discussion list, an informal network of international researchers and thinkers which was created out of the earlier experience of “UniNomade 2.0”.

We ask all those who care about freedom of expression and criticism to support this appeal, the aim of which is to reaffirm the right to self-determination of bodies and territories outside and against the economic logic of contemporary financial capitalism.

To sign: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Appeal for the liberation of the bodies and of political dissent

Michel Foucault, in a lesson held at the Collège de France in 1978, stated that today the art of governance “has the population as its target, political economy as its main form of knowledge, and security dispositifs as its basic technical instruments”. This is the context in which we move, but today we are witnessing a qualitative leap forward in the security dispositifs. We can observe a general but subtle authoritarian regress in the Italian and European societies, in which social conflict gets pathologized and internalized and every affirmative politics and autonomous practice in the management of bodies, relations, and territories is repressed. We are especially worried about the control exercised by a neocapitalism, which is extremely violent towards the activists of the No TAV movement in Val di Susa. Four youths, Chiara, Claudio, Mattia and Niccolò, have been held in prison since December on the charge of terrorism. 54 other No TAV activists are on trial because of the facts happened during the demonstrations of the 27th of June and the 3rd of July 2011. The trial is taking place at Section IV of the Turin’s Court and, as publicly denounced by the defence lawyers, “it is objectively impossible, under the current conditions, to exercise serenely and concretely the right to defence”. Over the last months, in other Italian cities (Milano, Bologna, Treviso, Padova, Roma, Napoli), the authorities have taken measures of “prohibition of residence”, “house arrest”, “requirement to sign-in” against those people who, more than others, have voiced political dissent.

We see in this disproportionate severity the manifestation of a power that has changed in nature: it is faraway, dictatorial, repressive and thus “outside” cultures, bodies, and faces, but at the same time it is nearby and “intimate”, it is able to fully capture the soul, claiming to direct it through environmental and economic dispositifs promoting abidance to the “norm” or, vice versa, ready to expel, imprison, or reject any element who refuses to adapt to the “norm”.

For twenty years, a whole valley and its entire population have been resisting the destiny established by the logic of intensive neoliberal exploitation, which is deaf to any desire, insensitive to the needs of life and to the respect of the environment, interested only to the capitalist rationalization of the existence and to the calculation of investments in useless and unreasonable major building projects thought to be a source of profits to the highest extent. Faced with the firmness with which the unilateral decision on the destiny of the Val di Susa has been for decades presented as a function that subjects all behaviours to economic interest, the communities put their bodies on the line, becoming a model of stubborn resistance to the reasons of financial capitalism for the whole country and beyond. We are dealing with obscene rules that allow to imprison four youths because “the terrorist action is apt to damage Italy’s reputation” and, especially important, the responsibility for such a repression is being shamelessly claimed, with the complicity of the mainstream media and the majority of the Italian intellectual milieu (with few but important exceptions).

For these reasons, signing this appeal we ask for the immediate liberation of the activists who have been imprisoned with self-serving and disproportionate accusations. We think that the multitude now rising in Val di Susa is transgressing the ruling logic of “human capital”. These youths put their own lives on the line, refusing the idea of freedom as the free acceptance of a forced choice; they have subtracted their freedom from calculation and they have given it to the demonstration of an idea.

All politics start from sparks like these, we would like to remind it. These are the sparks of the uncatchable intelligence and bravery of humanity, the only capable to frighten the supposed solidity of contemporary biopower. We thus think that the future of politics lies in the faithfulness to such sparks, in which anyone can share, if she is prepared to really put herself on the line.

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[traduction française]

Par cet appel, signé par des intellectuels d’Europe et d’ailleurs, nous souhaitons dénoncer le climat d’intimidation et de répression croissante qui règne en Italie et en Europe. Le cas de la Val di Susa est emblématique : quatre jeunes accusés de « terrorisme » sont actuellement soumis à un régime pénitentiaire d’isolement et 54 personnes sont poursuivis pour avoir exprimé leur désaccord contre l’avancement des travaux de la Ligne à Grande Vitesse (LGV), contre laquelle les communautés locales s’opposent depuis vingt ans. Nous sommes également très inquiets face à d’autres atteintes au droit à manifester et à exprimer son désaccord.
Cet appel est soutenu par les membres de la liste Effimera, un groupe de recherche et de réflexion internationale pluriel, né après l’expérience de UniNomade 2.0. Nous demandons à tous ceux qui ont à coeur la liberté d’expression et de critique de soutenir cette initiative qui vise à rappeler le droit à l’autodétermination des corps et des territoires en dehors des impositions et des logiques du capitalisme financier contemporain.

Pour signer: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Appel pour la libération des corps et la dissension politique

Dans une leçon au Collège de France de 1978, Foucault écrit que l’art du gouvernement « a pour cible principale la population, pour forme majeure de savoir, l’économie politique, pour instrument essentiel, les dispositifs de sécurité». Si cela est bien le plan à l’intérieur duquel nous évoluons, nous assistons aujourd’hui à un redéploiement des dispositifs de sécurité, une régression autoritaire de la société italienne et européenne, imperceptible autant que généralisée. Le conflit est pathologisé et intériorisé et toute politique positive, toute pratique de gestion autonome des corps, des relations, des territoires, sont réprimées. Nous sommes particulièrement troubléEs et préoccupéEs par la répression brutale dont sont victimes les activistes du mouvement No Tav en Vallée de Susa. Accusés de terrorisme (selon la législation toujours en vigueur depuis les années 1970), quatre jeunes militants, Claudio, Chiara, Mattia et Niccolò, sont  en prison depuis décembre 2013. Cinquante-quatre autres activistes du mouvement No Tav sont actuellement jugés pour les faits relatifs aux manifestations du 27/6 et du 3/7/2011. Ces procès en cours auprès de la IVème Section du Tribunal de Turin, se déroulent dans des conditions qui violent gravement les droits de la défense comme l’ont dénoncé les avocats des inculpés ayant constaté « l’impossibilité objective de garantir l’exercice serein et effectif du droit de la défense ».

Il en est de même dans d’autres villes italiennes : au cours des derniers mois, à Milano, à Bologne, à Padoue, à Rome, à Treviso,  et à Naples, des ordonnances « d’interdiction de séjour», « de détention à domicile », « d’obligation de signature » ont été prises à l’encontre de celles et ceux qui, plus ouvertement que les autres, ont manifesté leurs désaccords politiques.

La mise en œuvre de ces mesures violentes nous révèle les traits d’un pouvoir qui a changé de nature. Répressif, lointain et donc « extérieur » aux cultures, aux corps, aux visages, ce nouveau pouvoir est en même temps proche, « intime » et diffusé par capillarité, capable de favoriser à l’adhésion à la norme ou prêt à écarter, emprisonner et expulser tout élément inadaptable.

Une vallée entière et toute sa population résistent depuis vingt ans à la destinée qui lui assignent les logiques de l’exploitation néolibérale intensive du territoire. Une logique sourde à tout désir, insensible aux besoins de la vie et au respect de l’environnement, obsédée par la rationalisation capitaliste de l’existence et le calcul des investissements les plus rentables. C’est face à cette logique aveugle, arbitraire et autoritaire qui voudrait tout soumettre aux seuls intérêts économiques que les communautés de la Vallée de Susa ont mis en jeu leurs corps et sont de devenues un modèle de résistance opiniâtre aux raisons du capitalisme financier, et ce en Italie comme au-delà des frontières nationales.

Des règles scélérates autorisent l’emprisonnement de jeunes militants au motif que « l’action terroriste est apte à dénaturer l’image de l’Italie ». Et, aspect particulièrement significatif, nous nous trouvons face à la revendication publique du côté obscène de cette répression, avec la complicité des médias principaux et d’une bonne partie de la classe intellectuelle italienne (avec des rares, mais significatives, exceptions).

C’est pourquoi les signataires de cet appel demandent la libération immédiate des militants emprisonnés sur la base d’accusations instrumentales et exorbitantes. Nous pensons que la multitude qui se soulève en Vallée de Susa ne fait que transgresser la logique dominante du « capital humain ». Ces jeunes mettent en jeu leur vie, en refusant l’idée que la liberté ne serait que l’acceptation d’un choix  contraint ; ils ont soustrait leur liberté au calcul, pour la confier à l’accomplissement d’une idée.

Il n’y a pas de politique qui ne commence par de tels éclairs, nous le rappelons. Ce sont les éclairs de l’intelligence et du courage indomptable de l’humanité, les seuls capables de faire trembler la soi-disant solidité du biopouvoir contemporain. Nous pensons que l’avenir de la politique réside dans la fidélité à ces éclairs auxquels quiconque peut participer, pourvu qu’il soit disposé à se mettre  en jeu.

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[Deutsch Übersetzung]

Mit dem folgenden Aufruf möchten wir, Intellektuelle, Aktivistinnen und Aktivisten aus Europa und darüber hinaus, das Klima zunehmender Einschüchterung und Repression in Italien und Europa anprangern. Frappierend ist der Fall der Repression gegen Gegner der geplanten Hochgeschwindigkeitsstrecke im Val di Susa (Piemont, Italien): Gegenwärtig sitzen vier junge Leute unter dem Vorwurf des „Terrorismus“ in Isolationshaft, gegen 54 weitere Menschen ist Anklage erhoben worden, weil sie in verschiedener Form ihre Opposition gegen den Bau des sinnlosen Großprojekts manifestiert haben. Doch ist es nicht nur dieses eine Beispiel: Auch andere Fälle weitverbreiteter Repression gegen politische Opposition finden wir in hohem Maße alarmierend.

Die Initiative für diesen Aufruf ging aus von Teilnehmerinnen und Teilnehmern am Diskussionsforum Effimera, einem vielfältigen und internationalen Zusammenhang von Wissenschaftlerinnen, Wissenschaftlern und Intellektuellen, hervorgegangen aus den Erfahrungen des Projekts UniNomade 2.0 . Wir möchten alle, denen die Freiheit der Meinung und der Kritik am Herzen liegt, aufrufen, diesen Appell zu unterstützen, der darauf zielt, das Selbstbestimmungsrecht der Körper und der Territorien zu bekräftigen, außerhalb und gegen das ökonomische Kalkül des gegenwärtigen Finanzkapitalismus.

Um unterschreiben: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Aufruf für die Befreiung der Körper und des politischen Dissenses

Michel Foucault schreibt 1978, in einer Vorlesung am Collège de France, die Regierungskunst heute habe «als Hauptzielscheibe die Bevölkerung, als wichtigste Wissensform die politische Ökonomie und als wesentliches technisches Instrument die Sicherheitsdispositive». Es ist dies der Kontext, in dem wir uns bewegen, doch zugleich erleben wir gegenwärtig in den Sicherheitsdispositiven einen qualitativen Sprung. Wir beobachten eine umfassende und zugleich subtile autoritäre Involution der Gesellschaft in Italien wie in ganz Europa, eine Involution, in der gesellschaftliche Konflikte pathologisiert und interiorisiert werden und in der jedwede Politik der Selbstbehauptung und jegliche autonome Praxis der Körper, jegliche Selbstbestimmung in Verhältnissen und Territorien unterdrückt wird.

Alarmiert und beunruhigt sind wir durch das von einem extrem gewalttätigen Neokapitalismus erzeugte Klima der Kontrolle, in dem besonders gegen die Aktivistinnen und Aktivisten von No Tav, der Bewegung gegen den Bau der Hochgeschwindigkeitsstrecke, im Val di Susa vorgegangen wird. Vier junge Leute, Chiara, Claudio, Mattia und Niccolò, sind seit Dezember 2013 aufgrund von Terrorismusvorwürfen inhaftiert. Gegen 54 andere No Tav-Aktivistinnen und ‑Aktivisten laufen Strafverfahren wegen Vorfällen während der Großdemonstrationen am 27. Juni und am 3. Juli 2011. Der Prozess findet derzeit vor der Vierten Strafkammer des Turiner Gerichtshofes statt, und zwar unter Umständen, die es – einer öffentlichen Erklärung der Anwältinnen und Anwälte der Angeklagten zufolge – «objektiv unmöglich [machen], unter den gegenwärtigen Bedingungen, die unbeeinträchtigte und sorgfältige Ausübung des Rechts auf Verteidigung sicherzustellen».

Auch in anderen Städten Italiens, unter anderem in Mailand, Bologna, Padua, Treviso,Rom und Neapel, kam es in den vergangenen Monaten zu behördlichen Aufenthaltsverboten, zu Beschränkungen der Freizügigkeit, «Hausarresten» und Meldeauflagen gegen Personen, die öffentlich politischen Dissens und Protest äußerten.

In einer solchen unverhältnismäßigen Härte sehen wir das Antlitz einer Macht, die ihre Natur verändert hat: Sie manifestiert sich aus der Distanz, diktatorisch und repressiv, und wirkt insofern als der Kultur, den Körpern und Sichtweisen «äußerlich», doch gleichzeitig agiert sie nah und «innerlich», insofern sie in der Lage ist, auf das Leben einer Person insgesamt zuzugreifen, und den Anspruch erhebt, es bestimmten ökologischen und ökonomischen Dispositiven entsprechend auszurichten und so das Befolgen der «Norm» zu fördern – oder aber bereit steht, jede und jeden zu verfolgen, zu inhaftieren und auszusondern, die oder der nicht willens ist, sich dieser «Norm» zu beugen.

Seit praktisch zwanzig Jahren leistet im Val di Susa die Bevölkerung des ganzen Tals Widerstand gegen das Schicksal, das die Logik verdichteter neoliberaler Ausbeutung für diese Gegend vorgesehen hat, eine Logik, die den Anliegen der Menschen gegenüber taub und den Notwendigkeiten des Lebens ebenso wie der Achtung der Umwelt gegenüber empfindungslos bleibt, einzig interessiert an der kapitalistischen Rationalisierung der Existenz und am Kalkül der Investitionen in nutzlose und unsinnige Großprojekte, die darauf zielen, möglichst nur Gewinne abzuwerfen. Angesichts der Unerbittlichkeit, mit der die einseitige Entscheidung über das künftige Schicksal des Tals jahrzehntelang als ein Zweck präsentiert wurde, der es rechtfertigt, jegliches Handeln ökonomischen Interessen zu unterwerfen, haben Aktivistinnen und Aktivisten in den Gemeinden begonnen, ihre Körper in die Waagschale zu werfen, und wurden so im ganzen Land und über die Grenzen Italiens hinaus zu einem Musterbild des eigenwilligen Widerstands gegen die Rationalität des Finanzkapitalismus. Wir stehen vor einer Situation, in der nicht nur obszöne Gesetze es erlauben, dass vier Jugendliche inhaftiert sind, weil ihr angebliches «terroristisches Handeln geeignet ist, dem Ansehen Italiens Schaden zuzufügen», sondern auch – ein Aspekt von besonderer Tragweite – eine solche Repression skandalöserweise öffentlich gefordert wird und die Mainstreammedien sowie ein nicht unerheblicher Teil der Intellektuellen des Landes dies komplizenhaft mittragen (mit wenigen, allerdings bedeutsamen Ausnahmen).

Aus all diesen Gründen fordern wir, die Unterzeichnerinnen und Unterzeichner dieses Aufrufs, die sofortige Freilassung der infolge solcher gleichermaßen interessegeleiteten wie monströsen Vorwürfe Inhaftierten. Wir sehen die im Val di Susa sich erhebende Menge die herrschende Logik des «Humankapitals» durchbrechen. Diese jungen Leute werfen ihr Leben in die Waagschale und weisen eine Vorstellung von Freiheit zurück, die nichts weiter ist als die «freie Wahl» einer aufgezwungenen Entscheidung; sie haben ihre Freiheit dem Kalkül entzogen und demonstrieren für eine Idee.

Es gibt keine Politik, die nicht von Blitzen wie diesen ausginge. Daran möchten wir erinnern. Es ist dies das Aufleuchten der Intelligenz und des unerschütterlichen Mutes von Menschen, die allein in der Lage sind, die angebliche Beständigkeit der heutigen Biomacht erbeben zu lassen. Wir sind daher davon überzeugt, eine zukünftige Politik bedarf solcher Blitze, zu denen jede und jeder beitragen kann, die und der bereit ist, sich selbst in die Waagschale zu werfen.

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[traducción al español]

Por la liberación de los cuerpos y del disenso político

Foucault, sobre una clase del 1978 en el Collége de France, escribía que hoy el arte de gobernar “tiene a la población como objetivo, a la economía política como forma principal de saber, y a los dispositivos de seguridad como herramientas técnicas esenciales”. Si este es el plan en el cual nos movemos, asistimos hoy en día a un salto de calidad en los dispositivos de seguridad. Observamos una involución autoritaria sutil pero general en la sociedad italiana y europea, donde el conflicto es patologizado y interiorizado y donde rige la represión sobre cualquier política afirmativa y sobre cualquier práctica autónoma de gestión de los cuerpos, de las relaciones, y de los territorios. En concreto, estamos alarmados y preocupados por el clima de control de un neocapitalismo particularmente violento hacia los activistas No Tav en Val di Susa. Cuatro jóvenes, Claudio, Chiara, Mattia y Niccoló están encarcelados desde Diciembre acusados de terrorismo. Otros 54 activistas No Tav están sufriendo un juicio por hechos relativos a las manifestaciones del 27/6 y del 3/7 de 2011, en la VI Sección del Tribunale di Torino, en condiciones tales que los abogados de la defensa han declarado públicamente que existe “una imposibilidad objetiva de garantizar el ejercicio concreto y efectivo del derecho de defensa”.

También, en los últimos meses, en otras ciudades italianas, como es el caso de Milano, Bolonia, Padua, Treviso, Roma y Nápoles, se han emitido órdenes judiciales relativas a la *prohibición de demora*, *arrestos domiciliarios* y *obligación de firmar* destinados a aquellas personas que  ha manifestado un disenso político.

Nosotras vemos, tras esta dureza fuera de medidas, la cara de un poder que ha cambiado de naturaleza: lejano y dictatorial, represivo y al fin y al cabo externo con respecto a las culturas, los cuerpos, los rostros, pero a la vez cercano, íntimo, capaz de efectuar una captura integral del alma, reclamando de quererla dirigir a través de dispositivos ambientales y económicos que favorecen la adhesión a la “norma” o, viceversa, listo para expulsar, encarcelar, descartar cualquier elemento que no quiera adecuarse a la “norma”.

Un valle entero y toda su población, desde hace veinte años, se resisten al destino establecido por lógicas de explotación intensiva y liberal, sordo al deseo, insensible a las necesidades de la vida, al respeto del ambiente, interesado solamente en la racionalización capitalista de la existencia, al cálculo de las inversiones en grandes obras inútiles y irracionales, cuya función no es otra que la de ser una fuente de ganancias. Frente a la firmeza con la cuál la decisión unilateral sobre el futuro de la Val di Susa es presentada desde hace décadas, como un mecanismo capaz de someter todos los comportamientos a los intereses económicos, las comunidades han puesto en juego sus propios cuerpos, convirtiéndose en el modelo de la resistencia tenaz a los imperativos del capitalismo financiarío en el conjunto  del País e incluso más allá de las fronteras nacionales. Estamos frente a reglas obscenas, que permiten a encarcelar cuatro jóvenes porque “la acción terrorista daña la imagen a Italia”; y, elemento particularmente significativo, estamos frente a la reivindicación pública, e indecente, de la represión: en la complicidad de los medios de comunicación y en el milieu intelectual italiano (con pocas, aunque significativas, excepciones).

Por esta razón pedimos, firmando esta Llamada, la inmediata liberación de los activistas encarcelados bajo acusaciones instrumentales y desproporcionadas. Pensamos que la multitud sublevándose en Val di Susa transgrede solamente la lógica imperante del “capital humano”. Estos jóvenes están poniendo en juego sus propia vidas, rechazando la idea de la libertad como libre aceptación de una elección obligada; ya su libertad no es cálculo, sino manifestación de sus ideas.

No hay política que no empiece con relámpagos como este, queremos recordarlo. Son relámpagos de la inteligencia y del coraje inaprensible de la humanidad, los únicos capaces de hacer temblar la presunta solidez del biopoder contemporáneo.

Es por esto que pensamos que el porvenir de la política está en la fidelidad a estos relámpagos, donde todos podemos participar, siempre y cuando estemos dispuestos a ponernos en juego a nosotras mismas.

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Prime firme internazionali in ordine alfabetico:

Giorgio Agamben, filosofo, Italia

Piergiovanni Alleva, professore e giuslavorista, Italia

Adalgiso Amendola, Università di Salerno, Italia

Emiliana Armano, ricercatrice, Italia

Thomas Atzert, scrittore e traduttore, Germania

Chiara Bassetti, Cnr, Università di Trento, Italia

Franco Berardi Bifo, saggista e scrittore, Italia

Manuela Bojadžijev, Humboldt Universitaet, Berlino

Sergio Bologna, consulente, Italia

Giorgio Bonazzi, insegnante, Italia

Emanuele Braga, artista, Italia

Ulrich Brand, Universitaet Vienna, Austria

George Caffentzis, University of Southern Maine, Usa

Vincenzo Carbone, ricercatore, Italia

Federico Chicchi, Università di Bologna, Italia

Salvatore Cominu, ricercatore, Italia

Manuela Costa, archivista documentalista, Italia

Carlo Cuccomarino-sociologo-Cosenza

Anna Curcio, ricercatrice, Italia

Mariarosa Dalla Costa, Università di Padova, Italia

Pierre Dardot, filosofo, Francia

Simona de Simoni, Università di Torino, Italia

Filippo Lucchese, School of Social Sciences, Brunel University – London, UK

Valerio Evangelisti, scrittore, Italia

Ubaldo Fadini, Università di Firenze, Italia

Roberto Faure, avvocato, Italia

Silvia Federici, Hofstra University (NY), Usa

Lorenzo Feltrin, redattore e traduttore, Italia

Andrea Fumagalli, Università di Pavia, Italia

Pierangelo Galmozzi, avvocato, Italia

Davide Gallo Lassere, Université di Paris-Ouest, Sophiapol, Francia

Maurizio Gibertini, film-maker, Italia

Mario Gamba, giornalista, Italia

Antonio Gennari, avvocato, Italia

Giovanni Giovannelli, avvocato, Italia

Avery Gordon, University of California Santa Barbara, Usa

Spartaco Greppi, Supsi, Svizzera

Giorgio Griziotti, ricercatore, Francia

Carlo Guglielmi, avvocato, Italia

Michael Hardt, Duke University, Usa

Sabine Hess, Georg August Universitaet, Goettingen, Germania

Srecko Horvat, filosofo, Zagabria, Croatia

Ursula Huws, University of Hertfordshire, UK

Christian Laval, Université Paris X, Francia

Maurizio Lazzarato, filosofo, Francia

Emanuele Leonardi, Università di Bergamo, Italia

Les Levidow, Open University, UK

Peter Linebaugh, University of Toledo, Usa

Dario Lovaglio, attivista, Spagna

Geert Lovink, Hogeschool van Amsterdam (HvA), Olanda

Stefano Lucarelli, Università di Bergamo, Italia

Benjamin Manski, J.D., Liberty Tree Foundation for the Democratic Revolution, Usa

Christian Marazzi, Supsi, Svizzera

Nicolas Martino, redattore, Italia

Sandro Mezzadra, Università di Bologna, Italia

Francesco Miele, ricercatore precario, Università di Trento, Italia

Cristina Morini, saggista e scrittrice, Italia

Gianfranco Morosato, editore, Italia

Annalisa Murgia, Università di Trento, Italia

Timothy S. Murphy, State University Oakland, Usa

Brett Neilson, University of Western Sydney, Australia

Antonio Negri, filosofo, Italia-Francia

Pierluigi Panici, avvocato, Italia

Leo Panitch, University of York, Canada

Matteo Pasquinelli, ricercatore, Germania

Giuliana Peyronel, insegnante, Italia

Marco Philopat, scrittore, Italia

Anne Querrien, sociologa e urbanista, Francia

Gerard Raunig, European Institute for Progressive Cultural Policies, Austria

Judith Revel, Université Paris I Panthéon-Sorbonne, Francia

Paola Rivetti, Dublin City University, Irlanda

Adrià Rodriguez, media activist, Spagna

Gigi Roggero, ricercatore, Italia

Rosario M. Romeo, Agricoltore, Italia

Ned Rossiter, University of Western Sydney, Australia

Andrew Ross, New York University, Usa

Cecilia Rubiolo, Università di Torino, Italia

Francesco Salvini, ricercatore, Spagna

Raffaele Sciortino, ricercatore, Italia

Marco Scotini, direttore del dipartimento di arti visive NABA, Milano

Guy Standing, SOAS University of London, co-president Bien, UK

Paul Stubbs, University of Zagreb, Croatia

Tiziana Terranova, Università di Napoli, Italia

Lucia Tozzi, architetto, Milano

Carlo Vercellone, Università Paris1, Panthéon-Sorbonne, Francia

Tiziana Villani, NABA, Université Paris VIII, Italia

Giovanna Zapperi, École Nationale Supérieure d’Art di Bourges, Francia

Paolo Vernaglione, insegnante, Italia

Soenke Zehle, Universitaet des Saarlands, Director of the XMLab, Germania

Incontro con Paolo Virno

audio qui sotto

 

Leggi anche:

When Wittgenstein meets Foucault  (pdf)

 

 

L’intricato e ambivalente concetto di “uso” rimanda da una parte al suo significato nel linguaggio; dall’altra alla sua composizione archeologica, cioè al senso antropologico che assegna il significato del concetto all’insieme dei rapporti in cui si dà la realtà umana.

Nel tentare un’analitica dell’ “uso” dunque, è necessario rivolgersi all’affermazione di Wittgenstein che il significato, nel linguaggio, è il suo uso, e provare le possibili connessioni di tale enunciato con quella ricerca genealogica in cui l’uso è divenuto concetto filosofico, proprio perchè inerisce al senso complessivo della vita umana.

 

Il paradossale risultato di tale problematizzazione è che l’addensamento di significati in cui l’uso si presenta nell’immediatezza della vita quotidiana, può essere dipanato a partire dalla facoltà di linguaggio; o, meglio, da quella particolare ricerca sull’essenza del linguaggio che è l’oggetto della filosofia del linguaggio.

 

Ciò tuttavia significa che il rilievo che la nostra epoca assegna al “momento del linguaggio” affonda le radici in una dimensione antropologica in cui quel momento può essere osservato e divenire oggetto di sapere.

 

Entrambi i limiti che circoscrivono i rapporti tra l’esistenza umana in generale e la facoltà di significare in cui il linguaggio esplica sé stesso, mostrano anzitutto lo scarto di questa ultima modernità dal “momento cartesiano”, in cui Michel Foucault poteva decifrare una delle svolte impresse dall’epoca moderna ai saperi (e ai rapporti di essi con la soggettività).

 

Il limite dell’applicazione generativa degli usi linguistici a partire da invarianze date, come in Chomsky, consiste infatti nell’aver rovesciato le relazioni tra facoltà di linguaggio e forma di vita, supponendo che ogni vita individuale sia latrice “in sé” di regole e invarianti in cui consiste la natura umana; e nell’aver dedotto da tale dotazione, l’ “uso” del linguaggio, cioè la sua infinitezza. Mentre proprio il concetto di “uso” ci mostra il “lavoro della vita”, cioè della natura umana, le cui invarianze affondano nell’origine prelinguistica di pensiero e affetti, laddove il linguaggio ci permette di verificare tale origine in ogni locuzione e nel presente di ogni enunciazione.

 

In questo senso l’analitica del linguaggio di Wittgenstein è un’antropologia linguistica, cioè una filosofia del senso che scopre il fatto che la dotazione di regole in cui consiste la logica del linguaggio “viene dopo”, ed è l’effetto dell’applicazione che l’essere umano fa del linguaggio, usandolo.

 

Il che ci permette di definire, almeno parzialmente, la dinamica dell’apprendimento di regole e convenzioni linguistiche; e, ancora in maniera affatto definitiva, offre all’interpretazione la dinamica dell’insegnamento del linguaggio, la logica dell’educazione al suo uso, dall’ apprendimento di tecniche, all’esercizio, come illustrato nelle Ricerche filosofiche.

 

Potrebbe dunque essere questo, per il concetto di “uso”, il punto di attacco tra la delimitazione di campo del significato nella questione tutta antropologica del “seguire una regola”, come articolata da Wittgenstein, e l’insieme delle pratiche del sé con cui Foucault delimita un’ermeneutica del soggetto che rende conto dei rapporti tra saperi, poteri e significazioni singolari; orizzonte simbolico individuale ed essenza soggettiva, indagata dalla psicoanalisi (ad esempio nella nozione di “parlessere”).

 

In quel punto infatti vediamo chiaramente gli effetti del linguaggio sulla soggettività, nell’insieme delle pratiche del sé, nella cura di sé, cioè in quell’insieme di rapporti di sé a sé stessi che una genealogia dei modi d’espressione della soggettività ha definito storicamente: l’esercizio spirituale, la sottrazione socratica di parola, la pratica filosofica dei 5 stadi descritta da Platone; e quindi, nella discontinuità radicale rispetto al mondo antico, la direzione di coscienza nei secoli del primo cristianesimo; le pratiche penitenziali dell’exagoreusis, dell’ exomologhesis e della confessione, in cui si presenta per la prima volta l’ “interiorità” umana - e la correlata volontà di sapere di sé.

 

In questa genealogia delle teconologie del sé intravediamo il filo rosso che lega gli inizi e l’attuale modernità, nel modo in cui definisce l’individuo, scavandolo e producendolo di continuo in una terapeutica, una scolastica, una cultura, nonché nella molteplicità di forme di sovranità – fino alla sua derubricazione governamentale.

 

Allos stesso modo però, il concetto di “uso” rende conto della sua differenza rispetto al concetto di “cura di sé”; differenza di cui la sola analitica del linguaggio non riesce a dar conto: mentre infatti l’ “uso” linguistico rende la vita significante, la cura di sé, e l’insieme di dispositivi di relazione di sé a sé stessi in cui si determina il governo di sé e degli altri, non producono di necessità il senso di una forma di vita.

 

Il soggetto che si “cura di sé” può trovare o ritrovare un senso alla propria esistenza singolare nell’articolazione relazionale di sé a sé o di sé ad un altro (una figura carismatica, uno psicoanalista, un’amica/o, un’amante ), in cui l’ “uso” di sé stesso e dell’altro è solo una delle forme, e neanche la più eminente, in cui si guadagna un eventuale sapere individuale dell’esistenza; o per cui ci si rende ragione di un’azione; o tramite cui si verificano i propri rapporti con i poteri o con le forme di costrizione e di resistenza ad essi.

 

Dalle pratiche sessuali alle pratiche sociali di distinzione tra sfera pubblica e sfera privata, tra produzione e consumo, tra agire e patire, la distanza tra uso e cura è misurata dal tipo di rapporto che si ha con l’esteriorità, con la mondanità, con l’insieme degli esistenziali grazie a cui un singolo individuo differisce da ogni altro. E in cui la differenza che “fa” senso consiste nel “non essere un qualsiasi altro”. Nell’insieme dunque dei rapporti di sé a sé stessi, in cui si avanza l’alterità del soggetto, in cui cioè esiste un’alterità che precede l’individuazione, si colgono sia le connivenze che le differenze tra ciò che gli “usi” determinano e ciò che appartiene di fatto alle relazioni di sé a sé.

 

Certo, nel mondo della produzione industriale e nella svolta post-fordista della riproduzione di sé e del mondo, la categoria di ‘”uso” assurge a paradigma dell’agire: nell’abito performativo, nella valorizzazione delle abilità e delle relazioni sociali, come nell’esibizione di una sfera privata resa pubblicamente presente e insistente; ma le ragioni che ne hanno determinato l’emergenza e l’estensione non dissolvono comunque nell’uso certe “pratiche del sé” in cui si possono far convergere quelle che Foucault ha chimato “controcondotte”, ovvero l’insieme delle operazioni di esodo, di sottrazione, di disapplicazione della legge in cui consiste il fondo oscuro, ma proprio per questo irriducibile all’uso, della natura umana.

Paolo B. Vernaglione

genealogie - Archeologia del sapere

Stuart J. Murray    (pdf)


Springer Science+Business Media New York 2014

This essay reads J.M. Coetzees novel, Diary of a Bad Year, as an occasion to problematize contemporary bioethical (and neoliberal) paradigms. Coetzees rhetorical strate- gies are analyzed to better understand the scene of addresswithin which ethical claims can be voiced. Drawing on Foucaults Socratic understanding of ethics as the selfs relation to itself, self-relation is explored through the rhetorical figure of catachresis. The essay ultimately argues that the ethical voice emerges when the termsterms by which I relate to myself, to others, to my own body, and to the bodies of othersare themselves subject to catachrestic refiguration.

 

 


 

 

 

Incontro con Giorgio Agamben

audio qui sotto

 

L’uso, nel senso dell’ “adoperare” qualcosa o qualcuno è oggi all’ordine del giorno.

Uno dei caratteri precipui del presente è infatti la generalizzata relazione d’uso che riguarda cose e persone. Sia nella modalità dell’essere “a portata di mano”, sia in quella della possibilità d’uso, la sfera dell’utile impregna quasi del tutto la quotidianità umana.

Ma questa costatazione diventa meno ovvia pere due motivi: il primo è che il regime neoliberista come ultima froma del capitalismo inscrive una molteplicità di forme d’uso nel regime della proprietà.

Il secondo è che dell’uso, nella temperie dello scambio de-regolamentato, emerge un sapere possibile a partire da una genealogia del significato del concetto.

Inoltre, la stratificazione della pratica dell’uso, di cui è possibile un’analitica, ci mostra i modi storici dell’usare, laddove l’invenzione dell’utensile è riprodotta nei dispositivi tecnologici; e, intrecciata a quest’analitica, un’archeologia del concetto di uso che ne metta in luce i significati filosofici.

In quest’insieme delimitato dalla scansione storica delle pratiche e da un sapere dell’uso, rintracciamo l’a-priori storico in cui prassi e concetto guadagnano senso. Infatti, le varie interpretazioni, dal "craomai" greco, all’ “uti” latino, alla disciplina dell’inappropriabile di cui Giorgio Agamben ha tracciato la marca nell’opus dei francescana, al valore d’uso della modernità, al significato dell’utensile inoperoso in Heidegger, emerge un significato dell’usare già da sempre partecipe della sua forma mediale: né passività, né attività, l’ “uso di sé”, del proprio corpo, del corpo di altri, parla di una inattiva attività nel rapporto di sé a sé stessi che ne caratterizza la forma.

E’ a partire da questa forma che, nell’indagine dei rapporti tra speri, poteri e soggetti in cui Foucault ha individuato la “cura di sé” come tecnologia di vita, c’è la possibilità di rendere inoperosi i dispositivi di disciplinamento di corpi e menti in cui un sapere del soggetto assume una realtà nella norma e realizza la forma di vita della contemporaneità.

E’ infatti nella disapplicazione della legge, nella sospensione del “fare” politico come confronto e come accesso alle istituzioni che si può realizzare quella dimensione di resistenza in cui una negatività senza impiego rende inagibili i dispositivi politici di integrazione e le insidiose forme di interiorizzazione della norma sociale, sia pure con finalità “alternative”.

Il segno di tale stato di cose si renderà evidente nel fatto che non si porrà più la domanda: “come mai interessa tanto la legge?”

Paolo B. Vernaglione

 

 

 

 

 

 

 

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